domenica, luglio 05, 2009 ore 05/07/2009 04:25
Seduta fra me
e l’altrove; sei ferma.
Timida e puttana
accanto ad una stella
dondoli appesa
quando s' inonda la terra
d’angoscia e morte.
Canta luna!
Canta, per me ora!
Regalami le note inquiete
di un assolo notturno.
Il cielo, s’allontana disfatto
e l’estate scompone
tracce di nudi fantasmi
riportati alla luce.
Canta luna!
Canta, per me ora!
Vacilla agganciata
alle labbra la notte
e del mio svanire è inezia
il cristallo di sale che placa
morenti onde schizzate
dal petto in tempesta.
Inerte rimedio tra scogli
il bianco, lenzuolo che copre
agli occhi la luce.
Coraggio luna!
Canta per me adesso!
Pesante cade
la forza e la folgore
vestendo di stracci, un cielo
senz’ astri.
Cristina Desogus
venerdì, luglio 03, 2009 ore 03/07/2009 16:07
Alle mani; goccia vieni
alla fonte.
Oh morte; scorre il sangue
ricoprendo argini piani.
Sistemata la falce
alle spalle, almeno una volta
trattieni il profumo
del fiore
che al legno si unisce.
Sentiero aperto
e oleandri a seguire; avanti
luce stringe
alle gambe radici ferme
e pini neri.
Scende, or ora lucente
il tramonto su manti fioriti
e il deserto di pace
s’adorna; devo andare
direbbe l’inverno, a vestir
di gelo gli occhi e il cuore.
Cristina Desogus
giovedì, luglio 02, 2009 ore 02/07/2009 12:21
S’assopisce devoto il temporale
su tenere guance.
Braccia slegate e briglie gettate
nel fosso preme
l’alba selvaggia; è puledra
che piomba al galoppo.
Trapassa la notte di chiodi
e ferro negli occhi.
Silenzio!
È abbandono al divino.
Cristina Desogus
mercoledì, luglio 01, 2009 ore 01/07/2009 16:37
È ticchettio fugace
il tuo rubar briciole da noi cadute.
Anima raminga.
Tra rami spogli t’adagi e ai miei occhi
accosti domande.
Forse la notte riposi?
Oh sciagurata! Non cerchi tregua
dove la vita scorre, e la pace, tace.
Cristina Desogus
mercoledì, luglio 01, 2009 ore 01/07/2009 02:36
Ti rafforzi graffio senza fiori sbocciati.
Accendi un sorriso dentro la nebbia
e di vapore copri l’effimera tregua.
Inquieta notte, perché appoggi sigilli alla gola?
Nel tuo freddo abbraccio rimuovo
il suono del vento, ed è gioia annaffiata di pianto.
Illusione di tempo, al presente mi fermo.
Crudele mancanza di braccia diventa argine
che spinge verso un tramonto colorato
di lontani aquiloni.
Cristina Desogus
martedì, giugno 30, 2009 ore 30/06/2009 20:29
Lunga e distesa
si muove veloce
l’estate
sulla mia schiena.
Un bacio alla porta
e la mano
sfiora le labbra.
Quanto
volano gli occhi
prima di perdersi.
Cristina Desogus
martedì, giugno 30, 2009 ore 30/06/2009 13:07
Amo di te l’essere assente
la voce e il canto di un gabbiano
che mai riposa posseduto dall’onda.
Amo di te l’esser sempre lontano
da ogni presente.
Ti vedo, lo so, mi sei accanto
raccoglimi ora, nell’ala spezzata
di una farfalla caduta in volo.
Amo di te la cascata rapita dal fiume.
Il pianto e la foce giunta improvvisa
con l’alba chiusa dentro la voce
del cielo che ci accomuna.
Cristina Desogus
lunedì, giugno 29, 2009 ore 29/06/2009 10:12
Si è fermato il mare alle prime luci.
Il suo profumo
ho avvolto di silenzi e pensieri.
Impietoso ha legato caviglie e seni
lasciando strascichi di vita sulla pelle
… e stringeva.
Stringeva sempre più forte il petto
strappando il respiro.
Oltre il confine, ritirata nella marea
le impronte sconfitte di sabbia
ho disperso umida di pianto
e piegata dal nulla ho intrapreso la via
dell’ennesimo giorno assente.
Cristina Desogus
lunedì, giugno 29, 2009 ore 29/06/2009 00:10
Ho seguito coriandoli di cielo
ed è stato gioco a carte scoperte.
Ho scomposto aghi di pino e neve
e le mani, vasi di sale e deserti.
Ho percorso strade alberate
e scogli, ma agli occhi, ho negato
caldi colori. Diventata lutto di vita
e gatta randagia, inesorabile, ora
mi corre l’ alba attraverso.
Cristina Desogus
sabato, giugno 27, 2009 ore 27/06/2009 15:22

Stanchi si slacciano
dal palmo i suoni e i sorrisi
imbastiti di pioggia.
Scivolano lenti come ricami
del tempo fuggito.
Lungo il cappio annodato
al confine del cielo
è triste polvere
la notte accesa da prismi
e fuochi fatui.
Raccolgo l’alba dentro
un trifoglio tra mille baciati
ed è sole acerbo
e deboli steli che reggono
la pesantezza del vuoto.
Una violetta
lasciata sulla finestra
assonnata sorride e si veste
di ragnatele e brina
onorando così
il riflesso allo specchio
dell’ aria immobile.
Tutto questo è petalo muto
nel cuore, ed è dolore e morte
di un sogno orfano.
Cristina Desogus
venerdì, giugno 26, 2009 ore 26/06/2009 12:45
Sarà il giorno, sarà la notte appena fuggita dalla mia mano, ma al momento osservo un volo spento di farfalle e colori che non distinguo, e nel miraggio d’asfalto, la pioggia gela il mio sguardo a tal punto da annegarmi dentro.
Cristina Desogus
giovedì, giugno 25, 2009 ore 25/06/2009 20:57
Cavalcava sincera la notte stretta fra i denti.
Della speranza spezzava le briglie
mentre scioglieva le chiome del passo.
E cadde defunto il giorno.
Oh rumor di pianto
annegasti nel tempo lontano di un sogno?
No! Non credere queste parole mia mente.
Ombre di nebbia e richiami stonati di spine
tra i rami correvano intrecciando le vesti.
Il sole e il fuoco congiunti alla mano
li ho visti, mietevano l’alba senza voltarsi.
Oh rumor di vita
abbandonasti forse il sentiero e il buio?
No! Non credere queste parole mio cuore.
È vuota la carne abbracciata a voragini ora.
Crudele rumoreggiar di parole,
dissotterri l’oblio legato all’ inerme petto?
Oh rumor di morte
coraggio, colpisci silente il sangue!
Nel vento sono ora disciolta.
Le vene ho inchiodato agli inverni trascorsi
e le ossa mie, in polvere ti lascio per il domani
… di oggi, sono soltanto scia breve.
Cristina Desogus
giovedì, giugno 25, 2009 ore 25/06/2009 07:50
Cielo e mare cinto di terra.
In ogni tempo presente
sei la nota più alta
del pentagramma che avanza
in un crescendo di luce.
Amore, d’ amore si veste
la rosa e l’assenza di stelle
in questa notte. Senti?
Fiorisce amara e stanca
ogni alba se è muta di noi.
Cristina Desogus
mercoledì, giugno 24, 2009 ore 24/06/2009 18:15
Un sorso di sole. Un morso di primavera.
Ecco, di questo vorrei soddisfare lo sguardo.
È indiscreto il tramonto rapito dalle labbra
e mi spoglia, minacciando una notte
avvinta alle ossa. Lo so!
Nel gioco dei venti mi terrà sveglia.
Adesso la sedia riposa. È caduta scomposta
e le api stregate dal profumo del pergolato
le ronzano intorno; del riposo non si curano.
Scivolasse un po’ più veloce questo giorno
e le cicale, avvolgessero alle spighe raccolte
il canto e il rumore della ripetuta attesa.
Così, potrei dormire e svegliarmi domani.
Cristina Desogus
martedì, giugno 23, 2009 ore 23/06/2009 12:13
Indosserei la notte
e rasserenerei il sonno
con furto di stelle.
Spiccata una
e poi, un'altra ancora
spunterebbero
dagli occhi dei morti
sciogliendo lucenti nodi.
Ma sento soffocante
l’eco del silenzio.
L’assenza è onesta
non posa al capezzale
boccioli e sorrisi finiti.
Lei schiaccia
da parete a parete
urlando
sempre più forte
… ed è maledetta la luce
che adesso cinge la mente
incoronata dalla follia.
Cristina Desogus