27/11/2009 ore 20:00
Di giunchiglie la mia voce semina il profumo
sillabando con ticchettio di pioggia il nome -Amore-
Specialmente adesso che pare inverno, e la parola
supera il gelo mescolandosi alla carne che urla.
Specialmente oggi che la rosa vestita di spine
tra nubi arrossite sanguina all’ombra del paradiso.
Cristina Desogus
24/11/2009 ore 21:42
Questa lacrima d’amore crudele
tutto svelle al suo passaggio.
Questo mazzo di fiori senza nome.
Questo rigo che disegna il dolore.
Ragnatele cucite al buio delle viole
le mie mani che fendono l’aria.
E il respiro, si il respiro mi divora
nell' attesa di dimora senza ore.
Cristina Desogus
19/11/2009 ore 19:47
Di te natura, amo i fiori.
Sguardi sbocciati con occhi pieni.
Per viali coperti di foglie
ti porgi alle braccia in autunno
vestendo l’aria di memorie.
Di te natura, amo i silenzi.
Pensieri sparsi nel giro delle ore.
Come i gigli, quelli bianchi.
Fogli viventi incisi d’inchiostro
in cambio di incanto e morte.
Cristina Desogus
15/11/2009 ore 11:15
Chi muore non si discosta più del dovuto
dal rumore di un sasso gettato lontano.
Forse è morte la linea slegata che realizza
il soliloquio incerto della pazzia;
nella goccia ritratta dietro allo specchio,
nell’opaco perimetro scavato di un volto.
Forse è morte lambire i tasti di un piano
a cui non occorre orecchio perché muto.
Forse era morte il tempo dei pianti,
ora si è chiusa nelle assonanze del nulla.
Cristina Desogus
12/11/2009 ore 14:57
Difficile contare quanti tempi
ho intrecciato con canne e olivastri;
canestri troppo pieni, gettati
nei corsi d’acqua di fiumi distesi.
Ora sono superfici di pazienza.
Ora sono confuse vie di fantasmi.
Cristina Desogus
09/11/2009 ore 21:50
Ho tollerato il falso del vivere una vita degna
del nome che porta;
stringendo il respiro al mio seno,
ho girato silenziosa dintorno al sepolcro,
riesumando parole e false apologie d’onore.
Ho declinato l’invito del vivere assente
dentro il mio essere,
e riscattando il gusto delle erbe amare,
spesso ho ingentilito la notte saziando il niente.
Ho ripulito l’arazzo stinto dalla nebbia
e d’innumerevoli albe portate sterili in grembo,
di una soltanto è bastato
lacerare l’abbaglio per vedere il precipizio.
Oggi stesso congedo la donna morta bambina
tra rocche coperte di rovi,
e al calar del giorno spargerò sementi nuove
nel caos acquisito.
Cristina Desogus
04/11/2009 ore 17:18
Ci sono albe
che si chiudono nella notte;
esseri fragili legati a liane di rovi
in attesa di fiorire.
Ci sono albe morte
che piangono un’ora tarda;
spiriti ribelli che abitano il giorno
nel corpo in cui ancora vivo.
Cristina Desogus
02/11/2009 ore 18:06
La vita, Vita Mia
è un nastro sciolto tra le mani,
una lacrima che scorre
mentre osservi che scompare
in un mare senza colore.
La morte, Vita Mia
è riverbero di un’ alba oscura,
è il calore di un tramonto
avvinto alla marea sospesa
nelle spire del volo;
tu Amore e Vita
sei il passo dentro il mondo;
il girotondo dell’oblio
che mi chiede di non morire,
anche adesso che la pioggia
mi annega dentro.
Cristina Desogus
30/10/2009 ore 09:46
Ragnatele e corolle bagnate di brina
piegano l’alba sulla mia bocca.
La rosa duella con l’usignolo nel canto
mentre accoglie l’autunno e l’inverno.
In estate morirò nel profumo
di petali rossi nel tempo dismessi.
Cristina Desogus
29/10/2009 ore 20:59
Nei giardini dell’uomo
contratti i seni dell’unica puttana
angeli caliginosi sfondano muri e cosce
a difesa di catene e artigli.
Si sgozzano respiri innocenti
succhiando orgasmi di falso coraggio
e amaro veleno di giunchiglie
usate a rammendo su tele maledette
pitturate con labbra di vergine.
Caos e colori tracciano limiti
di paradisi diversi nel luogo in cui
fratelli e sorelle svendono ossa
e gemiti martiri battuti fuori
dal ramo nato dall'odio.
Cristina Desogus